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Giornalisti e ong: la ricetta vincente è la fiducia

Schermata 2016-02-17 alle 10.47.43Presentato a Torino il Vademecum per un’informazione internazionale responsabile, prodotto di tre anni di lavoro del progetto Devreporter, alla presenza del presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e di oltre 100 tra giornalisti e operatori della cooperazione.

Vivace e ricca di spunti la discussione partendo anche dalla presentazione dei reportage Guinendadi e Oro Blu realizzati grazie al Devreporter Grant

di Mario Ghirardi

Realizzare un’informazione corretta e responsabile sulle tematiche dello sviluppo e della cooperazione internazionale non è banale. Spesso alle ong non piace come i media, attenti prima di tutto al valore assoluto che possiede l’attualità, trattano il loro operato, così come ai media non piace il modo di rapportarsi delle ong, giudicate spesso troppo autoreferenziali e alla caccia di fondi sfruttando il pietismo che tocca solo la pancia del pubblico.

Come applicare le buone pratiche stabilite in dieci punti dalla Carta di Barcellona, Vademecum per un’informazione internazionale responsabile, scaturito dal progetto Devreporter network e ufficializzato ad inizio febbraio appunto nella città catalana, lo ha ben esplicitato il racconto del lavoro compiuto recentemente in Kenya da Luciano Scalettari, inviato speciale di Famiglia Cristiana. E’ stato lo stesso Scalettari ad illustrarlo con la sua viva voce alla folta platea che si è data appuntamento a Torino per discutere di “Sviluppo e cooperazione, quando il giornalismo si fa reportage” in un incontro, organizzato il 15 febbraio da Associazione Stampa Subalpina per mano del segretario Stefano Tallia in collaborazione con il Consorzio Ong Piemontesi. Un video, realizzato dai partner catalani ( Lafede.cat-Organitzacions per la Justícia Global ) ha presentato i lavori di ottobre 2015 a Barcellona che hanno portato alla stesura della versione finale del Vademecum facendo il punto su tre anni di confronti tra addetti ai lavori catalani, francesi del Rhone Alpes e piemontesi.

Reciproca fiducia tra media e ong, la ricetta vincente 
La ricetta di Scalettari è darsi fiducia a vicenda per proseguire. “Sono finiti i tempi in cui anche un periodico come il mio – afferma categorico – poteva scegliere gli argomenti da trattare senza preoccuparsi del budget e senza cercare appoggi che rischiassero di condizionare il prodotto. Per il mio reportage in Kenya “Oro blu” abbiamo puntato su una zona arida a nord est del Paese, dove davvero l’acqua è oro, per la sua scarsità e per la difficoltà delle popolazioni locali nell’approvigionarsene. La ricetta è stata quella di instaurare prima della partenza un fitto dialogo tra me e i miei collaboratori e Lvia, l’ong cuneese che ha grandi progetti in zona onde costruire un percorso insieme che mi garantisse libertà nel racconto senza sentirmi troppo debitore del suo pur fecondo e indispensabile appoggio logistico in Africa”.
La sintesi del giornalista contro l’analitica puntualizzazione del lavoro dei cooperanti. Il risultato è stato un servizio di sette pagine sulla rivista cartacea e un altro sul sito integrato da un esauriente racconto fotografico. “Così abbiamo evitato gli errori grossolani di chi non fa storytelling perché non presente sul posto e di chi non approfondisce i contesti del reportage: come esempio basta vedere come è stata recentemente trattata sui media nazionali l’epidemia di ebola, risultata interessante solo nelle ricadute italiane”. E non è forse quest’attenzione nello spiegare a fondo la complessità dei fatti e le loro cause ciò che raccomanda in primis la Carta di Barcellona appena partorita?
Non per nulla sono questi gli stessi principi che hanno mosso gli autori di “Guinendadi”, il docufilm che ha vinto il primo premio come reportage scelto dal pubblico, nonché vincitore regionale, ed il secondo premio come miglior racconto per immagini nella classifica stilata dalla giuria internazionale di esperti al concorso promosso da Devreporter. Proiettare “Guinendadi” è stata l’occasione per spiegare come sia possibile emanciparsi in Guinea, paese che pur si dibatte tra colossali traffici di armi e droga. Ad aiutare lo sviluppo c’è in loco l’incubatore di imprese dell’Engim, ong grazie alla quale il progetto si è affermato su tutti anche “perché l’ong è stata così sensibile da aver saputo persino fare un passo indietro quando necessario al racconto”. Lo ha spiegato, a nome dei colleghi Carta, Lepore e Perro, la coautrice Carolina Lucchesini che ha girato quindici storie di persone che vogliono difendere la loro identità e la loro cultura, quella ‘guinendadi’ che è sentimento di appartenenza e creazione di un qualcosa che lasci un segno per se stessi e per la collettività.
A chiudere Milena Boccadoro, giornalista televisiva, che con la sua rubrica ‘Buongiorno Regione’ su Rai3 ha aperto periodicamente ai piemontesi una originale finestra su quel mondo lontano, dando voce ai migranti venuti a stabilirsi in Piemonte e ai cooperanti che sulla tv pubblica non avevano mai avuto prima di allora la possibilità di raccontarsi al loro ritorno in patria.

Infine Beppe Giulietti, presidente nazionale della Federazione Nazionale Stampa Italiana, il sindacato dei giornalisti, ha messo il sigillo alla serata sottolineando l’importanza della Carta per il positivo percorso professionale e culturale che le sta dietro, per il suo invogliare all’affermarsi di nuove sensibilità, al dialogo e al confronto, soprattutto con il suo forte invito al rigore del linguaggio e all’attenzione al contesto. Giulietti ha anche rilanciato sottolineando la necessità di una diffusione nazionale capillare della Carta attraverso le diverse sedi regionali del sindacato.

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