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Lanciare una campagna di crowdfunding – incontro con Angelo Rindone

rindone82 piattaforme attive, 8.575 i progetti pubblicati e un valore complessivo di finanziamenti pari a quasi 56,8 milioni di euro. Questi i dati del Rapporto 2015 sul Crowdfunding in Italia. Ma come funziona davvero questo fenomeno in esplosione? E come fare perché un progetto abbia successo tra le migliaia presentate ogni anno? Il 2 dicembre prossimo incontreremo a Torino, nel quadro del progetto DevReporter NetworkAngelo Rindone, uno dei massimi esperti di crowdeconomy in Italia. Intanto, lo abbiamo intervistato 

Di Silvia Pochettino

“Fare crowdfunding non significa semplicemente mettere un progetto su una piattaforma per raccogliere soldi, vuol dire lanciare una campagna di comunicazione articolata e con delle regole precise”.

Chiarisce subito i termini della questione Angelo Rindone, fondatore della piattaforma Produzioni dal Basso e amministratore delegato di FolkFunding nonché membro del Comitato Scientifico dell’Associazione Italiana dell’Equity Crowdfunding (AIEC) che terrà un incontro di formazione per associazioni, giornalisti e attori della cooperazione internazionale piemontese il prossimo 2 dicembre alle ore 15 presso il Centro Culturale in via Lombroso 16, a Torino.

E non parla certo per sentito dire, Angelo si può definire un vero precursore del crowdfunding in Italia; ha fondato la piattaforma Produzioni dal Basso nel 2005, ben dieci anni fa, quando ancora non esisteva il termine, non c’erano piattaforme internazionali  e neanche i socialnetwork come ora li conosciamo.

“Ero molto interessato all’autoproduzione e all’autopromozione” racconta “c’erano segnali che mi facevano pensare che sarebbe nata una nuova generazione di internet, più interattiva, più partecipativa, quello che oggi chiamiamo web 2.0, ma allora non c’era ancora niente veramente. I progetti si promuovevano con mezzi tradizionali, ma il principio funzionava comunque. Dopo sette anni il fenomeno è esploso a livello globale e hanno incominciato a chiamarmi a parlare dappertutto”

Oggi Produzioni dal Basso è una delle piattaforme di maggior rilievo in Italia: 940 progetti pubblicati nel 2015, più di 2 milioni di euro raccolti, 80 mila utenti registrati. Con una crescita esponenziale negli ultimi due anni.

“Così negli ultimi anni l’attività della piattaforma è evoluta rapidamente e abbiamo fondato FolkFunding, una società che si occupa di crowdeconomy a 360 gradi, abbiamo lanciato una campagna per Slow Food, lavoriamo con Banca Etica e realizziamo molte consulenze per aziende e start up”

Un punto importante dell’esperienza di Angelo sta nel fatto di non aver imitato tout court il modello anglosassone, trasponendolo in Italia, come molte piattaforme fanno oggi “La nostra realtà è nata e si è sviluppata in Italia, nel tempo”. E quali sono le specificità del ‘modello italiano’? “Innanzi tutto la tipologia dei progetti: molto più sociali, culturali e territoriali, e meno di marketing, in media più piccoli e meno legati a un prodotto. Poi il modo in cui si raccolgono i fondi, abbiamo introdotto anche la possibilità di donare con bonifico; all’estero è una cosa che farebbe ridere ma in Italia riguarda la metà delle donazioni”

82 piattaforme nel nostro paese sembrano davvero molte, ma funzionano? “Va detto, guardando i dati del rapporto, che le piattaforme sono molte ma 3-4 piattaforme da sole gestiscono i tre quarti della cifra complessiva. Il che la dice lunga. Il fenomeno del proliferare delle piattaforme è globale, sono più di mille cento nel mondo, ciò significa che il crowdfunding è anche un fenomeno territoriale.  Ma la polverizzazione fa parte di tutti i mercati in crescita e poi il mercato necessariamente si autoselezionerà fino a stabilizzarsi”

Mantenere una piattaforma di crowdfunding non è affatto facile, ma neanche lanciare una campagna di crowdfunding lo è: “Tutt’altro! Sono troppe le associazioni che pensano che basti mettere un progetto su una piattaforma per raccogliere soldi. L’associazione che prima aveva i soldi dal Comune e dalla Regione adesso non li ha più e così fa crowdfunding, ma lo fa nello stesso modo in cui lavorava prima, invece il linguaggio deve essere diverso, è quello della sharing economy, del peer to peer.  Così le delusioni sono molte”.

E infatti secondo il Rapporto 2015 la percentuale di successo è calata dal 37% del 2014 al 30% quest’anno in Italia, ma la stessa Kikstarter, la piattaforma internazionale più conosciuta e diffusa, ha una media del 35%-40% di successo.

Qualche suggerimento per non fallire?

“Ricordarsi sempre che il crowdfunding è prima di tutto una campagna di comunicazione, con un suo storytelling, è necessario un utilizzo avanzato dei social network (80% del traffico passa dai social) e, in Italia in particolare, bisogna anche saper integrare la componente online a quella offline perché molte delle donazioni passano offline”

Allora appuntamento il 2 dicembre. Qui la Locandina dell’evento

Per motivi organizzativi vi preghiamo di iscrivervi qui

 

Intanto, se volete saperne di più, potete guardare questo estratto di una conferenza di Angelo per imprese e start up

 

 

 

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