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Aguas de Oro, il reportage sulla donna che combatte le multinazionali minerarie

maxima

E’ solo una donna,  indigena, analfabeta, eppure, da sola, si è opposta all’espropriazione della sua terra da parte di una grande multinazionale mineraria. Ha vinto la causa legale ma da allora ha cominciato a subire intimidazioni e violenze continue. E’ la storia di Maxima Acuña Chaupe,  divenuta simbolo della lotta del popolo di Cajamarca per la preservazione dell’ambiente. E’ anche l’oggetto del reportage “Aguas de oro” vincitore del DevReporter Grant .

di Silvia Pochettino

“Difendendo la mia terra, sto difendendo la terra anche per la mia comunità. Però non riesco più a vivere. Un giorno la polizia mi distrugge la casa, un altro giorno qualcuno mi uccide gli animali, un altro mi convocano per qualcosa che non ho commesso. Mi tolgono il tempo per lavorare. Come faccio a guadagnarmi la vita?” a parlare è Maxima Acuña Chaupe, contadina peruviana divenuta simbolo della lotta del popolo di Cajamarca e di tutti i popoli autoctoni che si battono per la preservazione dell’ambiente, contro le multinazionali minerarie.

Maxima vive dal 1994 di agricoltura e pastorizia nella sua proprietà di Tragadero Grande, nella provincia di Celendin. Qui è presente la miniera d’oro gestita dalla multinazionale mineraria Yanacocha, di proprietà al 51% della statunitense Newmont Corporation, al 44% della peruviana Buenaventura e al 5% dell’International Finance Corporation, parte della World Bank.
Nel 2010 il Governo Peruviano ha approvato il progetto “Conga” che significa un ampliamento di Yanacocha per un’estensione di 2000 ettari solo per il posizionamento dei macchinari e un investimento economico di 4800 milioni di dollari. In 19 anni Conga estrarrà tra le 480 e le 780 mila once d’oro e 90 mila tonnellate di rame all’anno per uno sfruttamento totale di 6milioni di once d’oro.
Per fare tutto questo Yanacocha ha bisogno di distruggere 5 laghi sorgivi e acquisire le terre di molti privati, tra cui quelle di Maxima.

Photo: Jeffrey Bury

Photo: Jeffrey Bury

 

Ma Maxima non ha voluto vendere e, in seguito a un processo penale, a dicembre 2014, ha vinto la causa, diventando un simbolo della lotta per il popolo di Cajamarca, ma anche cominciando a subire angherie e minacce di ogni tipo. Nel 2014 è stata nominata “Defensora del Año” dalla Rete Latinoamericana delle Donne ULAM ed è stata oggetto di un’azione urgente di Amnesty International.

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Maxima sa che i lavori estrattivi di Yanacocha hanno inquinato i fiumi e messo a repentaglio la salute della popolazione. Si chiede: “perché ampliare una miniera così dannosa? L’oro si beve?”

La storia di Maxima e del conflitto tra la popolazione autoctona del nord del Perù e la multinazionale mineraria Yanacocha è l’oggetto del reportage “Aguas de oro” che ha vinto con il punteggio più alto il DevReporter Grant.

È un viaggio “che si muove tra nuovo colonialismo e l’autodeterminazione dei popoli”, come sostiene sul blog del progetto Simona Camino, la giornalista incaricata della realizzazione del reportage “con l’obiettivo di registrare la precaria quotidianità e la mancanza di sicurezza di chi si oppone a progetti di sfruttamento territoriale in America Latina, ma anche il punto di vista e le motivazioni delle multinazionali presenti in loco”.

Per seguire lo svolgimento del reportage in corso d’opera leggi il blog Aguas de Oro

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One thought on “Aguas de Oro, il reportage sulla donna che combatte le multinazionali minerarie

  1. Un ejemplo a seguir en la lucha contra el expolio de las multinacionales.
    Un fuerte apoyo a Máxima y mis felicitaciones a Simona Camino y su equipo.

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