Attualità/Attualità dai Media

Ice Bucket Challenge: al di là dei secchi cosa resta?

IceBucketOKQuesta è stata un’estate bagnata da secchi di acqua fredda. La campagna #IceBucketChallenge si è diffusa in lungo e in largo sui social network: più di 4 milioni di tweet nel mese di agosto e 2,4 milioni di condivisioni video su FB, visi conosciuti come Shakira, Bill Gates, Leo Messi o Lady Gaga e tanti altri di sconosciuti. Sicuramente un fenomeno straordinario della rete. Ma si è ottenuto cosa di voleva? E ora cosa rimane?

Oltre al fattore virale – si viene nominati pubblicamente e si deve continuare la catena di messaggi nominando altre persone e coinvolgendole affinché la ritrasmettano – la campagna è nata con un obiettivo duplice: aumentare la consapevolezza sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), che provoca una fatale paralisi muscolare progressiva, nonché raccogliere fondi. E’ innegabile che la propagazione, diffusione e visualizzazione della campagna è stata un successo, ma ci si deve chiedere se si è ottenuto ciò che si voleva valutando pericoli e debolezze comunicative.A fine agosto, la presidente dell’Associazione Spagnola sulla SLA ha pubblicato un articolo dal titolo “Molti secchi acqua fredda e pochi soldi per la SLA in Spagna”. Per la presidente Silvia Pozo, la campagna ha raggiunto solo metà degli obiettivi, ovvero sensibilizzazione del pubblico nei confronti di una malattia dimenticata. Di sicuro oggi molta più gente ha sentito parlare della malattia, e proprio su questo punto ha posto l’accento il socio amministratore dell’agenzia Goodwill Comunicación, Pablo Herreros, che dopo essere stato criticato per la partecipazione alla campagna virale, ha scritto un articolo criticando a sua volta i suoi detrattori sostenendo che si comportano in maniera ridicola, demonizzando chi aiuta a diffondere una causa: “le campagne di sensibilizzazione e di comunicazione sono cruciali per qualsiasi ideale. Se non si conosce un ideale, nessuno farà un passo a suo favore”.

Un dato interessante si ricava dall’analisi casuale di 1500 video di #Icebucketchallenge su you tube, realizzata da The business intelligence  e riportata da Ariel Schwartz che ha riassunto i risultati nei due grafici qui sotto. Quanti video parlano della malattia? Quanti menzionano la donazione?

3035311-inline-screen-shot-2014-09-04-at-100902-pm3035311-inline-screen-shot-2014-09-04-at-100937-pm

 


Apparentemente quindi la maggioranza dei video ha menzionato la malattia e la donazione, contribuendo a far conoscere il problema e raccogliere fondi. Tuttavia serve domandarsi anche quale sia la qualità dell’informazione ricevuta e che cosa si sta facendo oggi con i soldi ricevuti.

Leggi l’articolo completo sul sito DevReporter Network

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...