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Le dimenticanze dei media: crisi umanitarie e iniziative nonviolente

tv2Lo spazio dedicato dai notiziari di prima serata ai contesti di crisi è crollato dal 16,5% nel 2004 al 2,7% nel primo semestre del 2014, mentre le notizie dedicate a povertà e malnutrizione non raggiungono l’1,5% dell’informazione totale. I risultati del decimo rapporto su “Le crisi umanitarie dimenticate dai media” di Medici Senza Frontiere, presentato la settimana scorsa a Mantova

di Alessandro Graziadei, Unimondo

Le crisi umanitarie nei media? Ne esistono di visibili, che in ragione della gravità e della rilevanza geopolitica hanno un’ampia visibilità (come le guerre in Iraq e in Afghanistan, la crisi mediorientale e quella siriana); “a singhiozzo”, quelle crisi su cui si accendono i riflettori in concomitanza di eventi significativi e che, terminata l’emergenza, tornano nell’oblio (una su tutti la crisi in Sud Sudan, balzata nelle prime pagine di tutto il mondo solo per le proteste inscenate nel 2012 da George Clooney); e infine esistono anche quelle “invisibili”, che non entrano nei servizi dei telegiornali e se succede è perché sono ricordate in quanto dimenticate (è il caso della Repubblica Centrafricana). È questa una delle tante (e purtroppo prevedibili) indicazioni che emergono dal 10° Rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media” (.pdf) presentato la scorsa settimana al Festival della Letteratura di Mantova da Medici Senza Frontiere (MSF).

Negli ultimi dieci anni, ossia da quando MSF e l’Osservatorio di Pavia indagano sulla copertura mediatica delle crisi umanitarie, lo spazio dedicato dai notiziari di prima serata ai contesti di crisi è crollato dal 16,5% nel 2004 al 2,7% nel primo semestre del 2014. L’indagine, che prende in esame la copertura delle crisi umanitarie nei principali notiziari di prima serata della televisione generalista (3 della TV pubblica e 4 della TV privata) nell’arco di un decennio, ci racconta che “i riflettori, quando si accendono, vengono puntati per breve tempo soprattutto su conflitti e atti terroristici, mentre l’attenzione maggiore è rivolta a fatti che riguardano il coinvolgimento di occidentali”. Queste crisi, quindi, arrivano nei notiziari solo quando diventano allarmi internazionali, come è il caso dell’Ebola quest’estate. “Se una crisi non è sufficientemente drammatica o non è avvenuta una catastrofe, viene a mala pena considerata dalla nostra informazione, mentre le crisi croniche e per questo meno eclatanti, non vengono raccontate se non sporadicamente” ha ricordato MSF.

Eppure da una recente indagine Eurisko emerge che il 63% della popolazione italiana desidera ricevere dai media più informazioni sulle emergenze umanitarie.

Leggi l’articolo completo su Unimondo.

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