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Comunicare lo sviluppo, un genere di giornalismo?

development journalismCosa si intende per development journalism e quali caratteristiche dovrebbe avere? Pubblichiamo la riflessione del blogger Nicola Rabbi. Con qualche indicazione pratica per chi vuole lavorare in quest’ambito: dal bando del Centro Europeo di Giornalismo al premio del progetto Dev Reporter Network

Di Nicola Rabbi

In inglese viene chiamato development journalism, ed è un termine coniato negli anni ’60 per indicare come i media trattavano le notizie di cui erano fonti le agenzie umanitarie. Sui media l’informazione sullo sviluppo è da sempre scarsamente trattata, di solito l’avvio viene dato da qualche fatto particolare per cui se, facciamo un esempio, Save the children presenta un rapporto sulla condizione delle madri nel mondo (quinto obiettivo del millennio), allora i media ne parlano, ma raramente lo fanno di loro spontanea volontà producendo autonomamente delle inchieste approfondite (il che significherebbe spendere molti soldi).
Eppure un giornalismo di questo tipo è importante sotto molti punti di vista. Ogni paese occidentale investe una certa quantità di denaro pubblico in cooperazione allo sviluppo e i giornalisti sono lo strumento per verificare come sono stati spesi questi soldi, mettere in luce i risultati ottenuti e le contraddizioni di queste azioni. Serve anche a cambiare certe idee ricorrenti nell’opinione 
pubblica. Come osserva Lawrence Haddad, il racconto dello sviluppo, complice anche l’azione dei media, è inquinato da una serie di idee ricorrenti come “si spende troppo per gli aiuti in cooperazione”, “sono soldi mal spesi”, “non sono ‘utili’ ai paesi donatori”. Tutte idee che possono essere verificate (facilmente nel primo caso) per dare un’informazione corretta alla cittadinanza. “Il racconto dello sviluppo,” continua Haddad, “dovrebbe essere teso a far capire che siamo tutti connessi, che non esiste uno sviluppo del primo, del secondo e del terzo mondo, ma un unico sviluppo del pianeta e che ogni decisione e azione si ripercuote oramai a livello globale”.

Secondo la giornalista Libby Powell, il development journalism è quello che racconta le storie, forse più silenziose, dopo che la guerra è finita, dopo che l’evento eccezionale si è consumato, quando i giornalisti se ne ritornano a casa per raggiungerelibbypowell una nuova scena mediatica spettacolare.
Un giornalista che non viene paracadutato sull’evento bellico con una scarsa preparazione, che scrive qualche diretta e poi se ne va, ma un giornalista che impiega tempo a documentarsi, che non ha fretta, che vive con la gente del posto, ecco quello che occorre per fare questo tipo di giornalismo.

Da qualche anno il Centro Europeo di Giornalismo (European Journalism Centre, EJC) finanzia proprio dei progetti di giornalismo riguardanti lo sviluppo e la cooperazione internazionale, c’è tempo fino al 23 luglio per proporre un progetto on line. Il progetto deve riguardare uno degli otto obiettivi del millennio previsti dalle Nazioni Unite. 

A breve anche all’interno del progetto DevReporter Network sarà promosso un premio per la narrazione dello sviluppo. State pronti!

 

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