Attività/Formazione

Il video partecipativo, strumento di trasformazione sociale

PerfectPhoto_imageCos’è, come funziona e come si realizza un video partecipativo e soprattutto perché può essere uno strumento di cooperazione internazionale, sono i temi trattati nel secondo incontro di formazione all’Università di Torino del ciclo “Comunicare la cooperazione con il video” all’interno del progetto Devreporter Network

Il video partecipato è “un’insieme di applicazioni alternative delle tecnologie audiovisuali nei progetti di sviluppo il cui scopo è produrre cambiamento sociale o trasformazione individuale. Caratteristica comune di queste applicazioni è porre l’accento sull’aspetto partecipativo dl processo di produzione”

A condurre l’incontro il regista Angelo Loy che ha lavorato per anni con l’ong Amref negli slum di Nairobi formando i ragazzi di strada all’uso degli strumenti video perché producessero essi stessi dei propri documentari, esprimendo i loro punti di vista sulla vita dello slum e sulla propria condizione.
Tutto è partito da 8 ragazzi, sei maschi e due ragazze, che hanno realizzato il primo prodotto, Tv Slum, una rappresentazione cruda e veritiera della vita nello slum

Dal primo gruppo di pionieri si è sviluppata una attività più ampia, che ha coinvolto oltre 70 ragazzi e dato vita a Sillabario africano, una collezione di storie rappresentate attraverso le diverse lettere dell’alfabeto; A come African, B come Beauty, ecc…

Fino al ciclo Millenium News, realizzato dai ragazzi sotto forma di notiziari legati agli 8 Obiettivi del Millenio e trasmessi anche in Italia da Rai 3 nella fascia ragazzi (quando ancora c’era).

Qui il primo notiziario sull’Obiettivo n°1, ridurre la povertà.

“Avere una telecamera in mano cambia la percezione che il ragazzo ha di se stesso” sostiene Loy e “molto interessante è anche l’impatto sugli adulti dello slum: vedere ragazzi, che magari poco prima avrebbero allontanato per paura di essere derubati, con la telecamera in mano che vanno in giro a intervistare provoca grande stupore e cambia la percezione dei ragazzi stessi”

Il lavoro sul video si è inserito in un lavoro più ampio di recupero dei ragazzi di strada, counseilling, disintossicazione dalle droghe, avviamento al lavoro…per diversi di loro comunque le capacità di uso della telecamera ha significato crearsi una professionalità. Dal progetto è nata successivamente una vera e propria scuola di video partecipativo.

Al di fuori del caso specifico la metodologia del video partecipativo si sta diffondendo in molto paesi, e solo recentemente anche in Italia, soprattutto per lavorare nelle periferie urbane con i ragazzi a rischio.

Conclude Loy: “Il video partecipativo è uno strumento di interpretazione della realtà, che aiuta il coinvolgimento della comunità e modifica la percezione che questa ha di se stessa. Tutta la metodologia si basa sulla creazione del gruppo, la mancanza di un leader e lo sviluppo dei talenti personali, come tutti i buoni progetti di educazione”

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